La leggenda dietro La Storia della Principessa Splendente | Studio Ghibli
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24
Ott
La leggenda dietro La Storia della Principessa Splendente

La Storia della Principessa Splendente arriverà nei cinema italiani dal 3 al 5 Novembre, e sarà l'ultimo film dello Studio Ghibli diretto dal co-fondatore Isao Takahata, conosciuto per capolavori animati come Una Tomba per le Lucciole, Omohide Poro Poro e Pom Poko.

La storia del film non è originale, ma è un libero adattamento di Taketori Monogatari, Il racconto di un tagliabambù. Sebbene molti la considerino una fiaba, sarebbe più corretto parlare di racconto popolare o leggenda, in quanto viene considerato il più antico testo di narrativa giapponese, risalente al X secolo. Il testo originale ha infatti ancora molti retaggi della lingua cinese. Il titolo alternativo con cui è conosciuta la storia è Kaguya-hime no Monogatari (il titolo originale del film di Takahata n.d.r), traducibile con La storia della Principessa Kaguya o La storia della Principessa Splendente. La parola Kaguya infatti significa “notte splendente”, in riferimento alle modalità del suo ritrovamento.

(ATTENZIONE: LA TRAMA CONTIENE SPOILER)

La Principessa infatti viene trovata, ancora neonata, dal futuro padre adottivo (un tagliabambù) in una canna di bambù che risplendeva nella notte. L'uomo, senza figli, decide di prendere la piccola e portarla da sua moglie. I due decidono di accogliere Kaguya come se fosse loro figlia. Crescendo diventerà una bellissima donna, ma anche sempre più triste, e i suoi genitori la trovano spesso ad ammirare malinconicamente la luna. La sua bellezza è tale da far invaghire di lei cinque principi, che si fanno avanti per farle la corte, ma lei li rifiuta. La fama di questa fanciulla diventa così grande da arrivare anche all'Imperatore, che pure tenta di farle la corte, ma anche lui viene rifiutato. Si scoprirà alla fine della storia che in realtà la Principessa viene dalla Luna, e deciderà di fare ritorno a casa. Ai suoi genitori lascerà in ricordo la sua veste, mentre all'Imperatore donerà una lettera e l'elisir di immortalità, che il sovrano deciderà di bruciare sulla sommità del monte Fuji, in quanto il punto più vicino del Giappone alla Luna.

Questo racconto popolare ha quindi anche una componente eziologica, dando una spiegazione mitica del perché il vulcano emetta fumo. Inoltre, il nome Fuji deriva dalla parola immortalità, mentre alcuni sostengono che il nome in Kanji significhi montagna piena di guerrieri, in riferimento all'esercito che accompagnò l'Imperatore.

La trama del film si discosta dal racconto in un punto nevralgico, come ha spiegato lo stesso Takahata in una sua intervista:

[…] Nella storia originale per esempio, la principessa Kaguya chiede ai cinque pretendenti di portarle indietro qualcosa che solo chi conosce i classici di letteratura cinesi potrebbe capire. Perciò è chiaro che la principessa li abbia studiati, no?
Ma nel film, quello che ho fatto è stato farle dire: "Beh, mi avete lodato con tutte queste metafore o similitudini. Allora portatemi quel qualcosa che, secondo voi, ha il mio valore.", Così lei non deve avere una laurea in storia cinese o altro. Però anche il significato è cambiato, e non era solo per causare un sacco di guai ai pretendenti. Ha più presa sul pubblico moderno, credo. "Se pensate di me in quel modo, portatemi quelle cose reali a cui mi avete paragonato.". Lei si sta ribellando contro l'essere oggettificata da questi pretendenti. E questa è una sensibilità molto moderna. […]

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Quello a cui Isao Takahata fa riferimento sono i cinque oggetti sacri che la Principessa chiede ai suoi pretendenti, ovvero: la sacra ciotola di Buddha dal Nepal, il ramo di un leggendario albero d'oro con foglie d'argento dall'isola di Horai, la pelle di un topo di fuoco dalla Cina, un gioiello posto sul capo di un drago e una preziosa ciprea nata nella pancia di una rondine. Tutti oggetti legati alle mitologie orientali.

Questo racconto, per via della sua importanza nella letteratura nipponica, ha avuto numerosi adattamenti e citazioni, non solo in opere cinematografiche, di cui il film Studio Ghibli è l'ultimo di una lunga lista, ma anche in famose serie televisive e fumetti.

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